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Sindrome di Gilbert: cos'è, sintomi e quando preoccuparsi

~April 03, 2025
7 minuti
sindrome gilbert

Un lieve ingiallimento della pelle o degli occhi, magari dopo un periodo di stress, digiuno o intensa attività fisica: un segnale che spesso allarma, ma che in alcuni casi nasconde una condizione del tutto benigna. La sindrome di Gilbert è un’alterazione ereditaria del metabolismo della bilirubina, poco conosciuta ma piuttosto diffusa nella popolazione generale. Non causa danni al fegato né richiede terapie specifiche, ma può generare dubbi e preoccupazioni. Comprendere cos’è, quali sintomi può dare e quando è opportuno approfondire consente di gestirla con serenità e consapevolezza.

Che cosa è la sindrome di Gilbert

La sindrome di Gilbert, conosciuta anche come iperbilirubinemia ereditaria non coniugata o malattia di Gilbert-Meulengracht, è una condizione genetica benigna caratterizzata da un'aumentata concentrazione di bilirubina non coniugata nel sangue. Questa condizione rappresenta il più comune disordine ereditario del metabolismo della bilirubina, con una prevalenza che varia dal 3% al 12% della popolazione generale, con una maggiore incidenza negli individui di sesso maschile.

La sindrome prende il nome dal gastroenterologo francese Augustin Nicolas Gilbert (1858-1927), che per primo la descrisse scientificamente nel 1901, insieme al suo collaboratore Pierre Lereboullet. Gilbert pubblicò le sue osservazioni in un articolo intitolato "La cholémie simple familiale", dove documentò una condizione caratterizzata da ittero intermittente in assenza di malattie epatiche strutturali o emolitiche.

Successivamente, nel 1922, il medico danese Holger Meulengracht contribuì significativamente alla comprensione della patologia, confermando la natura benigna del disturbo e la sua trasmissione ereditaria. Per questo motivo, in alcuni paesi europei, la condizione è nota come sindrome di Gilbert-Meulengracht.

Le ricerche molecolari moderne hanno identificato che la sindrome è causata da una mutazione nel gene UGT1A1, localizzato sul cromosoma 2, responsabile della codifica dell'enzima glucuronosiltransferasi, fondamentale nel processo di coniugazione della bilirubina. La scoperta di questa base genetica è avvenuta solo negli anni '90 del XX secolo, completando il quadro scientifico iniziato da Gilbert quasi un secolo prima.

Quali sono i sintomi della sindrome di Gilbert

La Sindrome di Gilbert si manifesta generalmente con sintomi lievi che spesso passano inosservati. Il segno più caratteristico è un lieve ingiallimento della pelle e della sclera degli occhi (ittero), causato dall'aumento della bilirubina non coniugata nel sangue.

I sintomi tipici possono includere:

  • Ittero intermittente: l'ingiallimento della pelle e i cosiddetti “occhi gialli” ossia con la sclera che tende al giallo, tende ad apparire e scomparire, spesso in risposta a fattori scatenanti come:

    • Digiuno o ridotto apporto calorico

    • Stress fisico o emotivo

    • Infezioni o malattie intercorrenti

    • Sforzo fisico intenso

    • Disidratazione

  • affaticamento: molte persone con la Sindrome di Gilbert riferiscono una sensazione di stanchezza o debolezza, soprattutto durante i periodi in cui l'ittero è più evidente.

  • malessere generale: una vaga sensazione di malessere può accompagnare gli episodi di ittero; 

  • prurito cutaneo: alcuni pazienti possono manifestare episodi di prurito, generalmente di intensità lieve o moderata, che tendono a coincidere con i periodi di incremento della bilirubina. Il prurito è causato dal deposito della bilirubina non coniugata a livello cutaneo e può interessare diverse aree del corpo; 

  • macchie cutanee: in alcuni casi, soprattutto durante gli episodi di iperbilirubinemia più marcata, possono comparire sulla pelle macchie giallastre di varia dimensione. Queste macchie sono generalmente asintomatiche, non pruriginose e tendono a scomparire con la normalizzazione dei valori di bilirubina.

  • disturbi digestivi leggeri: alcuni pazienti possono manifestare lievi disturbi addominali come dolore nella parte superiore destra dell'addome, nausea o perdita di appetito.

È importante sottolineare che la Sindrome di Gilbert è una condizione benigna che non causa danni al fegato o ad altri organi. I sintomi, quando presenti, sono generalmente lievi e non richiedono trattamenti specifici. Molte persone con questa sindrome conducono una vita normale senza particolari restrizioni.

In molti casi si presenta in maniera del tutto asintomatica fino a quando la persona esegue degli esami del sangue di routine e riscontra dei valori di funzionalità epatica che, in una persona senza questa sindrome, sarebbero potenzialmente preoccupanti. 


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  • Bilirubina Totale

    • Individui Sani: 0,3-1,2 mg/dL (5-21 μmol/L)

    • Sindrome di Gilbert: 1,5-3 mg/dL (25-51 μmol/L), occasionalmente fino a 6 mg/dL

  • Bilirubina Non Coniugata (Indiretta)

    • Individui Sani: < 1,0 mg/dL (< 17 μmol/L)

    • Sindrome di Gilbert: Costituisce >80% della bilirubina totale

  • Bilirubina Coniugata (Diretta)

    • Individui Sani: < 0,3 mg/dL (< 5 μmol/L)

    • Sindrome di Gilbert: Generalmente nei limiti normali

  • Rapporto Bilirubina Indiretta/Totale

    • Individui Sani: Circa 60-70%

    • Sindrome di Gilbert: >80%

  • Risposta al Digiuno

    • Individui Sani: Aumento minimo (<20%)

    • Sindrome di Gilbert: Aumento significativo (>50-100%)

  • Variabilità Temporale

    • Individui Sani: Stabile

    • Sindrome di Gilbert: Fluttuante

  • Valori dopo Esercizio Fisico Intenso

    • Individui Sani: Lieve aumento

    • Sindrome di Gilbert: Aumento marcato (può raddoppiare)

  • Transaminasi (ALT, AST)

    • Individui Sani: Normali

    • Sindrome di Gilbert: Normali

  • Fosfatasi Alcalina e Gamma-GT

    • Individui Sani: Normali

    • Sindrome di Gilbert: Normali

La diagnosi della sindrome di Gilbert

Il primo campanello d’allarme che può portare la persona a voler approfondire può essere rappresentato da un aumento isolato della bilirubina indiretta, senza altri parametri epatici alterati. L’aumento può essere intermittente e accentuarsi in condizioni di stress, digiuno prolungato, infezioni, affaticamento o interventi chirurgici. Il paziente può riferire episodi sporadici di lievi itteri sclero-cutanei, soprattutto in concomitanza con questi fattori scatenanti.

A fronte di tali riscontri, il medico curante può indirizzare il paziente a una visita gastroenterologica, fondamentale per l’approfondimento diagnostico. Lo specialista, attraverso l’anamnesi dettagliata e l’esame obiettivo, valuta la storia clinica del paziente, l’eventuale familiarità per la sindrome e l’assenza di segni clinici di epatopatia.

Durante la visita, il gastroenterologo può richiedere ulteriori esami di laboratorio per escludere altre cause di iperbilirubinemia (epatiti virali, emolisi, malattie epatiche autoimmuni), e in alcuni casi può indicare un test del digiuno o dello sforzo per osservare la risposta della bilirubina. Talvolta, si può ricorrere anche a test genetici per la conferma della mutazione nel gene UGT1A1.

La diagnosi definitiva è clinica e laboratoristica: l’assenza di alterazioni epatiche, la bilirubina indiretta elevata in modo cronico ma lieve, e il quadro anamnestico compatibile, permettono di diagnosticare la sindrome di Gilbert senza necessità di terapie specifiche, rassicurando il paziente circa la benignità del disturbo.

La sindrome di gilbert è pericolosa?

La sindrome di Gilbert non è una condizione pericolosa per la salute. Si tratta di un disordine ereditario benigno del metabolismo della bilirubina, che non comporta danni epatici né compromissioni funzionali degli organi. I soggetti affetti presentano un aumento lieve e intermittente della bilirubina indiretta, che può causare un’iperbilirubinemia non coniugata lieve e transitoria, a volte accompagnata da una leggera colorazione giallastra della pelle o delle sclere oculari (ittero). Tuttavia, non vi è un rischio aumentato di sviluppare malattie epatiche gravi, e l’aspettativa di vita è del tutto normale. La sindrome di Gilbert non richiede trattamenti specifici e, nella maggior parte dei casi, non interferisce con le attività quotidiane del paziente. È importante, però, informare i medici della propria condizione, poiché alcuni farmaci metabolizzati attraverso la via della glucuronazione potrebbero richiedere una valutazione aggiuntiva, anche se raramente questo comporta modifiche cliniche rilevanti.

Sindrome di Gilbert: la cura

La sindrome di Gilbert non richiede una cura specifica, poiché si tratta di una condizione ereditaria benigna e priva di conseguenze cliniche rilevanti. La gestione si basa principalmente sull’educazione del paziente, sul monitoraggio clinico e sull’identificazione dei fattori scatenanti che possono accentuare i sintomi, in particolare l’iperbilirubinemia non coniugata.

Il paziente va rassicurato circa la natura innocua del disturbo: la sindrome non evolve in patologie epatiche gravi, non compromette la funzionalità del fegato e non richiede restrizioni dietetiche o farmacologiche specifiche. Tuttavia, in alcune circostanze, possono manifestarsi episodi di ittero lieve transitorio, soprattutto in condizioni di stress psicofisico, digiuno prolungato, infezioni febbrili, disidratazione, intensa attività fisica o privazione del sonno. È quindi consigliabile adottare uno stile di vita regolare, con un’alimentazione equilibrata, una buona idratazione e l’evitamento di digiuni o restrizioni caloriche estreme.

Non esistono terapie farmacologiche raccomandate in modo routinario. In casi eccezionali, e solo su indicazione medica, può essere valutato l’impiego temporaneo della fenobarbital, un farmaco in grado di aumentare l’attività dell’enzima UGT1A1 e quindi ridurre i livelli di bilirubina. Tuttavia, l’utilizzo è raro e limitato a situazioni particolari, data la benignità della condizione.

Un aspetto importante della gestione è la valutazione farmacologica: alcuni farmaci, come l’irinotecano (chemioterapico), possono richiedere particolare attenzione nei soggetti con sindrome di Gilbert, poiché metabolizzati dalla stessa via enzimatica. È quindi essenziale comunicare la diagnosi ai professionisti sanitari in caso di prescrizioni complesse.

FAQ

La sindrome di gilbert dà invalidità?

No, la sindrome di Gilbert non dà diritto all’invalidità, poiché non comporta una compromissione funzionale significativa né limita l’autonomia o la capacità lavorativa del soggetto. Si tratta di una condizione benigna, con andamento asintomatico o con lievi manifestazioni transitorie, come l’ittero sclero-cutaneo in situazioni di stress o digiuno. L’assenza di danno epatico e la normalità degli esami di funzionalità epatica rendono questa sindrome non invalidante secondo i criteri medico-legali attualmente in vigore.

Esiste una relazione tra sindrome di gilbert e vitamina d? 

Attualmente non esistono evidenze scientifiche consolidate che dimostrino una relazione diretta tra sindrome di Gilbert e deficit di vitamina D. Tuttavia, alcuni studi preliminari suggeriscono che i soggetti affetti possano presentare livelli leggermente differenti di alcuni micronutrienti, ma senza implicazioni cliniche rilevanti. La vitamina D è coinvolta in molteplici funzioni metaboliche, ma la sua regolazione non è direttamente influenzata dalla lieve disfunzione epatica presente nella sindrome di Gilbert. Il monitoraggio resta comunque consigliato nei casi individuali.

Sindrome di Gilbert, gli alimenti da evitare

Non esiste una dieta specifica per la sindrome di Gilbert, ma è opportuno evitare digiuni prolungati, diete drastiche o ipocaloriche che possono accentuare l’iperbilirubinemia. È consigliabile limitare il consumo eccessivo di alcol e cibi molto grassi, che possono affaticare il metabolismo epatico. Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, proteine magre e carboidrati complessi, aiuta a mantenere stabile il quadro metabolico. È importante anche garantire una buona idratazione e regolarità nei pasti per ridurre i picchi di bilirubina.

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AutoreElty

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