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Toxoplasma: come si scopre di avere la toxoplasmosi

~March 27, 2025
9 minuti
toxoplasmosi

La toxoplasmosi è un’infezione parassitaria causata dal protozoo Toxoplasma gondii, un microrganismo in grado di infettare sia gli esseri umani che gli animali. Sebbene nella maggior parte dei casi sia asintomatica, può avere ripercussioni gravi in particolari categorie di persone, come le donne in gravidanza e i soggetti immunodepressi. Scoprire di avere la toxoplasmosi è fondamentale per prevenire eventuali complicanze, e la diagnosi viene effettuata attraverso specifici esami per la toxoplasmosi, i quali permettono di rilevare la presenza di anticorpi del toxoplasma nel sangue.

Il parassita viene trasmesso principalmente attraverso l’ingestione di alimenti contaminati o il contatto con feci di gatti infetti. La possibilità di sviluppare sintomi dipende dallo stato di salute generale dell’individuo: mentre nelle persone sane la toxoplasmosi è spesso innocua, nei soggetti fragili può causare infezioni oculari, danni cerebrali o, in caso di toxoplasmosi in gravidanza, problematiche per il feto. La prevenzione è dunque essenziale, e per chi è a rischio è importante sapere quali alimenti evitare e come proteggersi.

Toxoplasmosi: cos’è e come si contrae?

La toxoplasmosi cos’è? Si tratta di un’infezione causata dal parassita Toxoplasma gondii, un protozoo che ha come ospiti definitivi i felini, mentre gli esseri umani e molti altri animali sono ospiti intermedi. Il parassita può rimanere latente nel corpo per tutta la vita senza provocare problemi, ma in alcune situazioni può riattivarsi e causare disturbi.

Toxoplasma: come si prende?

L’infezione da toxoplasma può avvenire in diversi modi. Il principale è l’ingestione di carne cruda o poco cotta contenente cisti del parassita. Anche frutta e verdura non lavate accuratamente possono essere veicolo di trasmissione, così come l’acqua contaminata. Un’altra fonte di infezione è il contatto con feci di gatti infetti, motivo per cui si raccomanda di lavarsi sempre le mani dopo aver maneggiato la lettiera e di indossare guanti durante le attività di giardinaggio.

Un caso particolare è la toxoplasmosi in gravidanza, che si verifica quando una donna contrae il parassita per la prima volta durante la gestazione. Il toxoplasma può attraversare la placenta e infettare il feto, provocando malformazioni o, nei casi più gravi, aborto spontaneo. È per questo motivo che le future mamme devono sottoporsi a controlli specifici e prestare attenzione a ciò che mangiano.

Anche i cani possono entrare in contatto con il parassita, ma la toxoplasmosi nel cane non è un problema clinico rilevante, poiché questi animali non fungono da ospiti definitivi. Tuttavia, possono trasportare accidentalmente il parassita nelle loro zampe e contribuire alla diffusione ambientale.

Sintomi della toxoplasmosi: come riconoscerla?

I sintomi della toxoplasmosi sono spesso lievi e facilmente confondibili con quelli di un’influenza. In molti casi, l’infezione passa inosservata, senza causare disturbi evidenti. Quando si manifestano sintomi, questi includono febbre leggera, stanchezza persistente, ingrossamento dei linfonodi, dolori muscolari e una sensazione generale di malessere.

I problemi più seri si verificano nei soggetti immunodepressi, per i quali la toxoplasmosi può diventare pericolosa e interessare organi come il cervello e gli occhi, provocando sintomi neurologici o infezioni oculari gravi.

Un discorso a parte va fatto per la toxoplasmosi in gravidanza, perché in questo caso il feto può subire danni anche se la madre non presenta sintomi evidenti. I sintomi della toxoplasmosi in gravidanza sono spesso sfumati, ma il rischio di trasmissione al bambino aumenta con il progredire della gestazione.

Toxoplasmosi esami: come si scopre di averla?

Per confermare l’infezione, è necessario sottoporsi a specifici esami per la toxoplasmosi. Il test più comune è quello sierologico, che permette di individuare la presenza di anticorpi del toxoplasma nel sangue.

Le immunoglobuline IgM e IgG sono i principali marcatori sierologici dell’infezione. Se il test indica toxoplasma IgG positivo, significa che l’individuo ha contratto il parassita in passato e ha sviluppato un’immunità permanente. Se, invece, le IgM risultano positive, può trattarsi di un’infezione recente, che necessita di ulteriori approfondimenti.

Un esame più specifico è il test di avidità delle IgG, che permette di distinguere un’infezione recente da una pregressa. Nei casi in cui si sospetti una trasmissione materno-fetale, è possibile eseguire una PCR per rilevare la presenza del parassita nel liquido amniotico.

In alcune strutture sanitarie, l’esame può richiedere il digiuno prima del prelievo, ed è importante informarsi sui tempi e sulle modalità. Il costo dell’esame per la toxoplasmosi varia in base al laboratorio e può essere gratuito o rimborsabile in caso di gravidanza.

Toxoplasmosi cura: come si tratta?

Nella maggior parte dei casi, la toxoplasmosi non richiede alcun trattamento, poiché il sistema immunitario riesce a debellare l’infezione autonomamente. Tuttavia, nei soggetti a rischio, come le donne incinte e le persone immunodepresse, è necessario un trattamento specifico.

La terapia principale prevede l’uso di farmaci antiparassitari come pirimetamina e sulfadiazina, spesso associati all’acido folinico per ridurre gli effetti collaterali. In gravidanza, la prima linea di trattamento è la spiramicina, un antibiotico che aiuta a ridurre il rischio di trasmissione al feto. Nei casi di toxoplasmosi oculare, invece, si utilizzano corticosteroidi per ridurre l’infiammazione e proteggere la vista.

Toxoplasmosi e allattamento: ci sono rischi?

Molte donne si chiedono se sia sicuro allattare dopo un’infezione da toxoplasma. In realtà, il parassita non si trasmette attraverso il latte materno, quindi l’allattamento non rappresenta un rischio per il neonato. Tuttavia, in caso di infezione attiva, è sempre consigliabile consultare il medico.

Valori toxoplasmosi: quando preoccuparsi?

I valori degli esami sierologici devono essere interpretati con attenzione. Se i risultati mostrano IgM positive e IgG negative, potrebbe trattarsi di un’infezione recente e occorre un monitoraggio costante. In presenza di IgG e IgM positive, è necessario un test di avidità per determinare l’epoca dell’infezione.


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Toxoplasmosi e sistema immunitario: chi è più a rischio?

Il decorso della toxoplasmosi dipende in gran parte dallo stato del sistema immunitario della persona infetta. La maggior parte delle persone sane contrae il parassita senza sviluppare sintomi evidenti, poiché il sistema immunitario riesce a contenerne la diffusione. Tuttavia, nei soggetti immunodepressi, come i pazienti affetti da HIV/AIDS, i trapiantati o coloro che assumono farmaci immunosoppressori, la malattia può manifestarsi in forma più aggressiva.

Nei pazienti immunocompromessi, la toxoplasmosi può causare gravi complicanze, come la toxoplasmosi cerebrale, una forma grave dell’infezione che colpisce il sistema nervoso centrale. Questa condizione può provocare sintomi neurologici quali convulsioni, confusione mentale, difficoltà motorie e, nei casi più severi, coma. Anche gli organi interni possono essere coinvolti, con infezioni polmonari o cardiache che mettono a rischio la vita del paziente.

La prevenzione è particolarmente importante in queste categorie di soggetti. Se una persona immunodepressa viene a contatto con il toxoplasma, è necessario un attento monitoraggio e, in alcuni casi, un trattamento farmacologico preventivo per evitare la riattivazione del parassita.

Toxoplasmosi e gatti: quale è il reale rischio di trasmissione?

I gatti sono spesso considerati i principali responsabili della trasmissione della toxoplasmosi, ma il rischio di contagio diretto è in realtà piuttosto basso se si rispettano alcune semplici regole igieniche. Il Toxoplasma gondii può essere presente nelle feci dei gatti infetti, ma solo per un breve periodo dopo la prima infezione. Inoltre, le oocisti (le forme infettive del parassita) diventano pericolose solo dopo 24-48 ore di permanenza nell’ambiente.

Se si convive con un gatto, è sufficiente adottare alcune precauzioni per ridurre il rischio di infezione. È consigliabile pulire la lettiera ogni giorno, indossare guanti durante la pulizia e lavarsi sempre le mani dopo il contatto con il terriccio o la sabbia in cui il gatto potrebbe aver defecato. Inoltre, è importante evitare che il gatto cacci piccoli animali o consumi carne cruda, poiché questi comportamenti aumentano il rischio che possa infettarsi.

Per le donne in gravidanza, il timore di contrarre la toxoplasmosi dai gatti è spesso ingiustificato. Infatti, la principale via di trasmissione della malattia è rappresentata dal consumo di alimenti contaminati, non dal contatto diretto con i felini domestici. Seguendo semplici accorgimenti igienici, il rischio di infezione è minimo.

Toxoplasmosi congenita: quali sono i rischi per il feto?

La toxoplasmosi in gravidanza rappresenta un rischio serio per il feto, specialmente se l’infezione viene contratta nelle prime fasi della gestazione. Il parassita può attraversare la placenta e infettare il bambino, provocando la cosiddetta toxoplasmosi congenita. La gravità delle conseguenze dipende dal periodo della gravidanza in cui avviene il contagio: più è precoce l’infezione, più il rischio di danni fetali è elevato.

Se il toxoplasma viene trasmesso al feto nel primo trimestre, possono verificarsi gravi malformazioni cerebrali, danni oculari e ritardo dello sviluppo. Nei casi più severi, l’infezione può portare ad aborto spontaneo. Se il contagio avviene più avanti nella gravidanza, il rischio di sintomi immediati è minore, ma il bambino potrebbe sviluppare problemi oculari o neurologici nei mesi o anni successivi alla nascita.

Per ridurre il rischio di toxoplasmosi congenita, le donne in gravidanza devono sottoporsi a controlli regolari attraverso esami per la toxoplasmosi, evitando il consumo di alimenti a rischio e adottando adeguate misure igieniche. Nel caso in cui venga confermata un’infezione recente, il medico potrebbe prescrivere la spiramicina, un antibiotico che riduce il rischio di trasmissione al feto.

Toxoplasmosi, cosa non mangiare per prevenire il contagio?

Una delle principali modalità di trasmissione della toxoplasmosi è il consumo di alimenti contaminati. Per prevenire l’infezione, è importante adottare alcune precauzioni nella dieta e nella preparazione dei cibi. Gli alimenti più a rischio sono la carne cruda o poco cotta, in particolare quella di maiale, agnello e selvaggina, che può contenere cisti del parassita. Per questo motivo, è fondamentale cuocere sempre la carne a temperature superiori ai 65°C per eliminare eventuali agenti patogeni.

Anche le verdure e la frutta possono rappresentare una fonte di infezione se non vengono lavate accuratamente, soprattutto se provengono da coltivazioni biologiche o da orti domestici. È sempre consigliabile lavare gli ortaggi con acqua e bicarbonato per eliminare eventuali residui di terra che potrebbero contenere toxoplasma.

Latte non pastorizzato e derivati possono anch'essi contenere il parassita, quindi è preferibile consumare solo prodotti sottoposti a trattamento termico. Anche i salumi crudi, come prosciutto crudo, speck e salame, possono essere a rischio e dovrebbero essere evitati durante la gravidanza, a meno che non siano stati sottoposti a congelamento a -20°C per almeno 48 ore, un metodo efficace per uccidere il parassita.

Infine, è importante evitare di assaggiare cibi crudi durante la preparazione dei pasti e lavarsi sempre le mani dopo aver manipolato carne o verdure non lavate.

Toxoplasmosi e test prenatali: quali esami fare in gravidanza?

Durante la gravidanza, le donne vengono sottoposte a test sierologici per verificare la presenza di anticorpi contro il toxoplasma. Il primo esame, solitamente incluso negli esami del primo trimestre, serve a determinare se la futura mamma ha già contratto l’infezione in passato o se è suscettibile al contagio.

Se l’esito mostra toxoplasma IgG positivo e IgM negativo, significa che la donna ha già avuto la malattia ed è immune, quindi non corre alcun rischio. Se invece il test indica IgG negativo e IgM negativo, significa che non è mai stata infettata e dovrà prestare particolare attenzione alla prevenzione per tutta la durata della gravidanza.

Nel caso in cui il test evidenzi IgM positivo, è necessario effettuare un test di avidità delle IgG per capire se l’infezione è recente o risale a diversi mesi prima. In presenza di un’infezione attiva, il medico potrebbe prescrivere ulteriori accertamenti, come l’analisi del liquido amniotico tramite PCR per toxoplasma, per verificare se il feto è stato contagiato.

La prevenzione attraverso il controllo alimentare e le buone norme igieniche è la strategia migliore per evitare il contagio durante la gravidanza e ridurre i rischi per il bambino.

FAQ

Se ho già avuto la toxoplasmosi posso ammalarmi di nuovo?

No, chi ha anticorpi IgG positivi è immune e non può essere reinfettato.

Quali alimenti evitare in gravidanza per la toxoplasmosi?

È consigliabile evitare carne cruda, insaccati non cotti, latte non pastorizzato e verdure non lavate accuratamente.

Posso contrarre la toxoplasmosi dai gatti?

Solo se si ingeriscono accidentalmente oocisti presenti nelle feci. Con una corretta igiene, il rischio è molto basso.


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AutoreElty

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