Prenota la tua visitaConfronta prezzi e tempi
GuideGinecologiaOvaio policistico: sintomi, cause, diagnosi e cure

Ovaio policistico: sintomi, cause, diagnosi e cure

~February 17, 2025
17 minuti
ovaio policistico

Ci sono segnali che si portano con sé per mesi, a volte anni, senza dargli un nome. Un ciclo che arriva quando vuole, qualche brufolo di troppo, una stanchezza che non passa. Spesso si tende a normalizzare tutto, convinti che sia stress, che cambierà, che non valga la pena di approfondire. Poi, quasi per caso, durante una visita ginecologica di routine, arriva una parola nuova: policistico.

La sindrome dell'ovaio policistico, conosciuta con l'acronimo PCOS (dall'inglese Polycystic Ovary Syndrome), è il disturbo endocrino più comune nelle persone in età fertile. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, colpisce tra il 6% e il 13% della popolazione femminile in età riproduttiva a livello globale, eppure rimane spesso sottodiagnosticata. Molte persone convivono con i sintomi per anni prima di ricevere una diagnosi chiara.

Questo articolo nasce per offrirti informazioni accurate, comprensibili e utili: per capire cos'è davvero la PCOS, come riconoscerla, quali percorsi esistono e come prenderti cura di te nel modo più informato possibile.

La PCOS ha cambiato nome: da PCOS a PMOS

La comunità scientifica internazionale ha avviato un processo ufficiale di cambio del nome della sindrome. Nel 2025, al termine di un percorso di 14 anni coordinato dalla Monash University australiana e pubblicato su The Lancet, la denominazione “sindrome dell’ovaio policistico” (PCOS) è stata sostituita con “Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome” (PMOS), in italiano Sindrome Metabolica Ovarica Poliendocrina. Il processo ha coinvolto 56 organizzazioni scientifiche e associazioni di persone con la diagnosi, raccogliendo oltre 22.000 risposte a sondaggi globali.

Il cambio non è solo semantico. Il vecchio acronimo PCOS ha orientato per decenni l’attenzione sull’ecografia delle ovaie, facendo passare in secondo piano la vera natura della condizione: una sindrome endocrino-metabolica che coinvolge il metabolismo glucidico, il profilo ormonale, la salute cardiovascolare, il peso corporeo e il benessere psicologico, ben oltre le ovaie. Come sottolineano gli autori, il nuovo nome mira a “guardare finalmente oltre l’ecografia per concentrarsi sulle cause e sulla prevenzione delle complicanze cardiometaboliche future”. Questo ha implicazioni concrete: significa che la PCOS non dovrebbe essere gestita come una questione esclusivamente ginecologica, ma affrontata con un approccio multidisciplinare che integri endocrinologia, nutrizione e salute mentale.

La transizione L’adozione del nuovo nome è già in corso nelle pubblicazioni scientifiche internazionali, con piena implementazione nelle linee guida prevista entro il 2028. In Italia la pratica clinica utilizza ancora prevalentemente PCOS, ed è il termine usato in questo articolo. Vale però la pena conoscere il cambiamento: se si incontra l’acronimo PMOS in referti o pubblicazioni scientifiche recenti, si parla della stessa condizione.

Cos'è la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS)?

La sindrome dell'ovaio policistico è una condizione ormonale e metabolica complessa che coinvolge gli ovaie, ma i cui effetti si estendono a tutto l'organismo. Gli ovaie di chi soffre di PCOS producono una quantità eccessiva di androgeni, cioè ormoni tipicamente associati al sesso maschile ma presenti in piccole quantità anche nelle persone di sesso femminile. Questo squilibrio ormonale altera il normale processo di ovulazione.

In condizioni fisiologiche, ogni ciclo mestruale prevede la maturazione di un follicolo ovarico che rilascia un ovulo. Nella PCOS, questo processo si interrompe: i follicoli cominciano a svilupparsi ma non completano la maturazione, e si accumulano come piccole cisti nell'ovaio. È proprio questa caratteristica a dare il nome alla sindrome, anche se, come vedremo, la presenza di cisti non è sempre necessaria per fare diagnosi.

La PCOS non è solo un problema ginecologico. È strettamente legata a alterazioni metaboliche, in particolare all'insulino-resistenza, una condizione in cui le cellule rispondono meno efficacemente all'insulina. Questo meccanismo stimola la produzione di androgeni e contribuisce a mantenere il ciclo di squilibrio ormonale. Per questo motivo la PCOS viene spesso studiata e gestita anche in ambito endocrinologico.

Questa natura sistemica ha conseguenze concrete che vanno oltre il ciclo. Nel lungo periodo, chi ha la PCOS presenta un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2, soprattutto in presenza di insulino-resistenza, e di incorrere in complicanze cardiovascolari come ipertensione e alterazioni del profilo lipidico. Sul piano psicologico, diversi studi segnalano una maggiore prevalenza di ansia e depressione rispetto alla popolazione generale, in parte correlata all’impatto dei sintomi visibili come acne e irsutismo, in parte al peso emotivo di una diagnosi spesso arrivata in ritardo. Conoscere questa complessità non serve a spaventare, ma a capire perché la gestione della PCOS merita un approccio continuativo e non si esaurisce con la prescrizione di una pillola o di un integratore.


Prenota Visita Ginecologica a

Differenza tra ovaio policistico (PCO) e sindrome dell'ovaio policistico (PCOS)

Una distinzione che genera spesso confusione è quella tra ovaio policistico (PCO, Polycystic Ovary) e sindrome dell'ovaio policistico (PCOS). Non sono la stessa cosa, ed è importante capire la differenza per non allarmarsi inutilmente né, al contrario, sottovalutare una situazione che merita attenzione.

L'ovaio policistico in senso stretto è una condizione morfologica: all'ecografia, l'ovaio appare con un numero elevato di follicoli antrali (almeno 20 per ovaio secondo i criteri aggiornati, oppure un volume ovarico superiore a 10 ml). Questa caratteristica può essere presente in persone del tutto sane, senza alcun sintomo e senza squilibri ormonali. Si stima che la morfologia policistica sia riscontrabile in circa il 20-30% delle persone in età fertile, ma solo una parte di esse sviluppa la vera sindrome.

La PCOS, invece, è una sindrome clinica che richiede la presenza di più elementi combinati. Non basta avere ovaie con aspetto policistico all'ecografia: occorre che questo si accompagni a segni di iperandrogenismo o a irregolarità del ciclo. È questa combinazione di fattori a definire la sindrome e a richiedere un percorso di valutazione e gestione specifico.

Quali sono i sintomi principali dell'ovaio policistico?

I sintomi della sindrome dell'ovaio policistico sono molto variabili da persona a persona. Alcune persone presentano manifestazioni evidenti e multiple fin dall'adolescenza; altre scoprono di avere la PCOS solo in età adulta, magari in seguito a difficoltà nel concepimento. La risposta è individuale, e questo rende la sindrome più difficile da riconoscere rispetto a condizioni con un quadro clinico più uniforme.

Il sintomo più frequente è l'irregolarità del ciclo mestruale assente o scarso. Il ciclo può presentarsi a intervalli superiori a 35 giorni (si parla di oligomenorrea), può mancare per mesi consecutivi (amenorrea) oppure può essere imprevedibile nella sua comparsa e nella durata del flusso. Questa irregolarità riflette la mancanza di ovulazione regolare, che è il meccanismo centrale della sindrome.

Sul piano cutaneo e dei peli, i sintomi più comuni legati all'eccesso di androgeni sono tre. L'acne in sede mandibolare, sul mento o sul collo è spesso persistente e resistente ai trattamenti topici comuni. L'irsutismo consiste nella comparsa di peluria in zone tipicamente maschili come labbro superiore, mento, petto, addome o cosce. L'alopecia androgenetica si manifesta come diradamento dei capelli, in particolare nella zona centrale del cuoio capelluto.

A questi sintomi si aggiungono frequentemente difficoltà nella gestione del peso, con tendenza ad accumulare grasso viscerale soprattutto nella zona addominale, e una stanchezza cronica correlata all'insulino-resistenza. In alcune persone compaiono macchie scure sulla pelle nelle pieghe del corpo (acantosi nigricans), anch'esse legate all'alterazione del metabolismo insulinico.

Un aspetto spesso sottovalutato è l’impatto della sindrome sul benessere psicologico e sulla qualità della vita. Chi convive con sintomi visibili come irsutismo e acne persistente può sperimentare difficoltà legate all’immagine corporea, con conseguenze sull’autostima e sulle relazioni. La stanchezza cronica, che molte persone descrivono come una fatica che non passa nemmeno dopo una notte di sonno, è in parte spiegata dalle fluttuazioni glicemiche tipiche dell’insulino-resistenza: i livelli di energia diventano imprevedibili e difficili da gestire nella quotidianità. Non si tratta di sintomi meno reali o meno importanti di quelli ormonali: fanno parte dello stesso quadro clinico e meritano attenzione.

Le cause della sindrome dell'ovaio policistico

Le cause della PCOS non sono ancora del tutto chiarite dalla ricerca scientifica, ma i dati disponibili indicano un'origine multifattoriale in cui si intrecciano predisposizione genetica, alterazioni ormonali e fattori ambientali e metabolici.

La componente genetica è significativa. Le persone con una madre, una sorella o una figlia con diagnosi di PCOS hanno un rischio nettamente più elevato di sviluppare la sindrome. Studi su gemelle indicano una forte ereditabilità, anche se i geni specifici coinvolti non sono stati ancora completamente identificati.

Sul piano ormonale, il meccanismo centrale è un eccesso di produzione di androgeni da parte degli ovaie, spesso amplificato dall'iperinsulinemia. Quando i livelli di insulina nel sangue sono cronicamente elevati, stimolano le cellule ovariche a produrre più testosterone, innescando un circolo che si autoalimenta. L'insulino-resistenza non è presente in tutte le persone con PCOS, ma è uno dei meccanismi più frequenti, in particolare nelle persone con sovrappeso.

Anche il peso corporeo influisce in modo rilevante. Il tessuto adiposo, soprattutto quello viscerale, è metabolicamente attivo e contribuisce agli squilibri ormonali. Questo non significa che solo le persone in sovrappeso sviluppino la PCOS: una quota significativa di chi riceve questa diagnosi ha un peso nella norma. Tuttavia, nei casi in cui sia presente un eccesso di peso, anche una riduzione modesta, intorno al 5-10% del peso corporeo, può migliorare sensibilmente la regolarità del ciclo e i livelli ormonali.

Come avviene la diagnosi della PCOS?

La diagnosi di sindrome dell'ovaio policistico si basa su criteri internazionali ben definiti, i cosiddetti Criteri di Rotterdam, stabiliti nel 2003 e ancora oggi il riferimento principale per gli specialisti. Secondo questi criteri, la diagnosi richiede la presenza di almeno due delle tre seguenti condizioni: irregolarità del ciclo con assenza o rarità dell'ovulazione, segni clinici o biochimici di iperandrogenismo, morfologia policistica degli ovaie all'ecografia.

La valutazione inizia sempre con un'anamnesi accurata: lo specialista raccoglie informazioni sulla storia mestruale, sui sintomi presenti, sulla storia familiare e sullo stile di vita. A questo segue l'ecografia pelvica, preferibilmente transvaginale per una maggiore precisione, che permette di osservare la morfologia ovarica e il numero di follicoli.

Il pannello degli esami del sangue include in genere la misurazione di LH e FSH, del testosterone totale e libero, del DHEA-S, della prolattina e degli ormoni tiroidei. Questi ultimi sono fondamentali per escludere altre condizioni che possono mimare la PCOS, come l'ipotiroidismo. Si aggiungono di solito anche la glicemia a digiuno e il dosaggio dell'insulina, per valutare l'eventuale presenza di insulino-resistenza.

Vale la pena sapere che nella PCOS i valori di AMH (ormone antimülleriano) sono spesso molto elevati, a volte ben al di sopra della norma per l’età: questo riflette il numero elevato di piccoli follicoli che si accumulano nelle ovaie senza procedere verso l’ovulazione. Un AMH alto nella PCOS non indica una maggiore fertilità, ma piuttosto un blocco del processo di maturazione follicolare. È un dato che lo specialista utilizza anche per calibrare eventuali trattamenti: valori molto elevati segnalano un rischio aumentato di risposta eccessiva in caso di stimolazione ovarica.

È importante sottolineare che la diagnosi di PCOS non dovrebbe essere fatta prima dei due anni successivi al menarca, cioè alla prima mestruazione, poiché l'irregolarità del ciclo è fisiologica nei primissimi anni dopo la pubertà. In adolescenza, la valutazione richiede criteri più cautelosi.

Ovaio policistico e gravidanza: è possibile rimanere incinta?

La PCOS è la causa più comune di infertilità da anovulazione, ovvero di difficoltà nel concepimento legate alla mancanza di ovulazione regolare. Questo dato preoccupa molte persone che ricevono la diagnosi, ma è importante inquadrarlo correttamente: la PCOS è una causa frequente di infertilità, ma è anche una di quelle più trattabili.

La maggior parte delle persone con ovaio policistico può avere figli, spesso con il supporto di un percorso specifico. Il primo approccio, nei casi in cui sia presente sovrappeso, è la modifica dello stile di vita. Come già accennato, una riduzione anche modesta del peso può ripristinare l'ovulazione in modo spontaneo in una quota rilevante di persone.

Quando questo non è sufficiente, lo specialista può valutare l'induzione farmacologica dell'ovulazione. Il letrozolo, un inibitore dell'aromatasi, è oggi considerato il farmaco di prima scelta per l'induzione dell'ovulazione nella PCOS, con tassi di successo superiori rispetto al clomifene citrato, che per molti anni aveva rappresentato lo standard. In seconda linea, se la risposta farmacologica non è adeguata, si può ricorrere alla gonadotropine o a tecniche di riproduzione medicalmente assistita come la fecondazione in vitro.

Chi arriva alla fecondazione in vitro con una diagnosi di PCOS deve sapere che le ovaie policistiche, per via dell’elevato numero di follicoli, tendono a rispondere in modo più intenso alla stimolazione ormonale. Questo aumenta il rischio di iperstimolazione ovarica eccessiva (OHSS): una condizione in cui si producono troppi ovociti e si accumula liquido nella cavità addominale, che nei casi gravi richiede ospedalizzazione. I centri specializzati adottano protocolli specifici per ridurre questo rischio, incluso l’uso di antagonisti del GnRH, dosaggi di gonadotropine calibrati e, quando necessario, il congelamento di tutti gli embrioni con trasferimento in un ciclo successivo (tecnica detta freeze-all). Con questi accorgimenti il rischio di OHSS grave si è ridotto significativamente.

La gravidanza in una persona con PCOS va seguita con attenzione: il rischio di diabete gestazionale, ipertensione e parto pretermine è leggermente più elevato rispetto alla popolazione generale. Questo non significa che la gravidanza non sia sicura, ma che un monitoraggio più attento da parte dello specialista è parte del percorso.

Quali sono le cure e i trattamenti disponibili?

Non esiste al momento una cura definitiva per la sindrome dell'ovaio policistico, ma esistono percorsi efficaci per gestire i sintomi, ridurre il rischio di complicanze a lungo termine e migliorare in modo significativo la qualità della vita. Il percorso più adatto varia in base ai sintomi prevalenti, all'età, al desiderio di maternità e al profilo metabolico della persona.

Per chi non desidera una gravidanza nell'immediato, la pillola contraccettiva estro-progestinica è spesso il punto di partenza. Regolarizza il ciclo, riduce i livelli di androgeni e migliora i sintomi cutanei come acne e irsutismo. Non agisce sulle cause metaboliche della sindrome, ma offre un controllo efficace dei sintomi ormonali.

Nei casi in cui sia presente insulino-resistenza, lo specialista può valutare l'uso della metformina, un farmaco originariamente utilizzato nel diabete di tipo 2 che riduce i livelli di insulina e può migliorare la regolarità del ciclo e alcuni parametri metabolici. Va assunta sotto indicazione medica e con monitoraggio periodico.

Negli ultimi anni ha acquisito attenzione crescente l'inositolo, in particolare il mio-inositolo e il D-chiro-inositolo. Diversi studi hanno mostrato che questi composti, classificati come integratori, possono migliorare la sensibilità all'insulina, la qualità ovocitaria e la regolarità del ciclo in persone con PCOS. Non sostituiscono i farmaci quando questi sono indicati, ma possono rappresentare un supporto utile all'interno di un percorso più ampio.

Per i sintomi di iperandrogenismo come irsutismo e alopecia, lo specialista può valutare anche farmaci antiandrogeni come lo spironolattone o la flutamide, sempre con un'attenta valutazione del profilo di rischio individuale.

Alimentazione e stile di vita consigliati

Il ruolo dell'alimentazione e dello stile di vita nella gestione della PCOS non è complementare: è centrale. Le evidenze scientifiche mostrano in modo consistente che le modifiche dello stile di vita rappresentano la prima linea di intervento, in particolare quando è presente insulino-resistenza o sovrappeso.

Sul fronte alimentare, l'approccio più supportato dalla letteratura è quello che riduce il carico glicemico complessivo della dieta. Questo non significa eliminare i carboidrati, ma scegliere quelli a basso indice glicemico: cereali integrali, legumi, verdure, frutta intera. Al contrario, zuccheri semplici, farine raffinate, bevande zuccherate e alimenti ultra-processati tendono ad aggravare l'insulino-resistenza e andrebbero ridotti in modo significativo.

La dieta mediterranea è tra i modelli alimentari più studiati in relazione alla PCOS. Ricca di fibre, grassi insaturi, antiossidanti e povera di zuccheri aggiunti, ha dimostrato benefici sui parametri ormonali e metabolici in diversi studi. Non è un piano rigido, ma un orientamento generale verso alimenti freschi, poco trasformati e bilanciati.

Sul fronte dell'attività fisica, sia l'esercizio aerobico che quello di resistenza hanno mostrato benefici nella PCOS: migliorano la sensibilità all'insulina, supportano la gestione del peso e hanno un effetto positivo sull'umore e sulla qualità del sonno, entrambi spesso compromessi nella sindrome. L'obiettivo non è l'intensità estrema, ma la regolarità: anche 150 minuti a settimana di attività moderata, come indicato dall'OMS per la popolazione generale, rappresentano un punto di partenza significativo.

Anche la gestione dello stress merita attenzione. Lo stress cronico alza i livelli di cortisolo, che a sua volta può peggiorare l'insulino-resistenza e gli squilibri ormonali. Tecniche di rilassamento, sonno regolare e supporto psicologico fanno parte di un approccio completo alla gestione della sindrome.


Prenota ora una Visita Ginecologica

Cerca la prestazione medica di cui hai bisogno.

Quando è necessario consultare uno specialista?

Se riconosci in te stessa uno o più dei segnali descritti in questo articolo, vale la pena prenotare una valutazione con uno specialista. Non è necessario aspettare che i sintomi diventino invalidanti: prima si avvia un percorso diagnostico, prima si può intervenire in modo efficace.

In particolare, è opportuno rivolgersi a un ginecologo o a un endocrinologo se il tuo ciclo è irregolare da più di tre mesi, se presenta assenze prolungate, se noti irsutismo, acne persistente che non risponde ai trattamenti abituali, o se stai cercando una gravidanza senza successo da più di dodici mesi (sei mesi se hai più di 35 anni).

È utile anche rivolgersi a uno specialista se hai già ricevuto diagnosi di PCOS ma non stai seguendo un percorso di monitoraggio regolare. La sindrome è associata a un rischio aumentato di sviluppare nel tempo diabete di tipo 2, sindrome dell'ovaio policistico complicata, sindrome metabolica e, in assenza di mestruazioni regolari, iperplasia endometriale. Un controllo periodico permette di prevenire queste complicanze e di adattare il percorso alle tue esigenze nel tempo.

Vale la pena sottolinearlo: rivolgersi a uno specialista per la PCOS non significa necessariamente iniziare subito una terapia. In molti casi la prima consulenza serve semplicemente a fare chiarezza, a capire come si presenta la sindrome nella propria situazione specifica e a costruire un piano di monitoraggio. Per alcune persone sarà sufficiente una valutazione annuale con pochi esami del sangue. Per altre sarà necessario un percorso più strutturato. In entrambi i casi, avere uno specialista di riferimento è la differenza tra gestire la PCOS in modo informato e conviverci senza mai capire fino in fondo come influisce sulla propria salute.

Se non sai da dove iniziare, puoi prenotare attraverso Elty una visita ginecologica o endocrinologica in modo semplice, trovando lo specialista più adatto alle tue esigenze e ai tuoi tempi.

Domande frequenti sull'ovaio policistico

Cosa fare in caso di ovaio policistico?

In caso di sospetta o accertata sindrome dell'ovaio policistico, il primo passo concreto è rivolgersi a uno specialista, ginecologo o endocrinologo, per una valutazione completa. Il percorso varia in base ai sintomi prevalenti e agli obiettivi personali: può includere modifiche allo stile di vita, supporto farmacologico o semplicemente un monitoraggio periodico per tenere sotto controllo i parametri ormonali e metabolici.

Quali sono i sintomi dell'ovaio policistico?

I sintomi della PCOS più frequenti sono il ciclo mestruale irregolare o assente, l'acne persistente soprattutto in sede mandibolare, l'irsutismo (peluria in eccesso in zone tipicamente maschili), l'alopecia androgenetica e la difficoltà nella gestione del peso. Non tutte le persone presentano gli stessi sintomi contemporaneamente: il quadro clinico è individuale e può cambiare nel tempo.

Come si cura l'ovaio policistico?

La cura della PCOS è personalizzata e non definitiva nel senso di una risoluzione completa, ma i sintomi si gestiscono con efficacia. Le opzioni includono modifiche allo stile di vita, pillola contraccettiva per regolare il ciclo e ridurre gli androgeni, metformina per l'insulino-resistenza e integratori come l'inositolo. Ogni scelta va fatta con lo specialista, in base al quadro clinico individuale.

Chi ha l'ovaio policistico può avere figli?

La grande maggioranza delle persone con ovaio policistico può avere figli. La PCOS è la causa più comune di infertilità ovulatoria, ma è anche tra le più trattabili. Con un percorso adeguato, che può includere modifiche allo stile di vita, induzione farmacologica dell'ovulazione o tecniche di riproduzione assistita, la gravidanza è un obiettivo raggiungibile per la maggior parte delle persone.

Cosa non mangiare con l'ovaio policistico?

Con la PCOS è consigliabile limitare zuccheri semplici, carboidrati raffinati come pane bianco e prodotti da forno industriali, bevande zuccherate e alimenti ultra-processati, poiché peggiorano l'insulino-resistenza. Anche i grassi saturi in eccesso andrebbero ridotti. Queste indicazioni generali vanno sempre adattate al proprio profilo metabolico con l'aiuto di uno specialista in nutrizione.

Come capire se si soffre di ovaio policistico?

Per capire se si soffre di sindrome dell'ovaio policistico è necessaria una valutazione specialistica: nessun singolo sintomo è sufficiente per la diagnosi. Lo specialista combina l'anamnesi clinica, un'ecografia pelvica e un pannello di analisi ormonali. La diagnosi richiede la presenza di almeno due dei tre criteri di Rotterdam: iperandrogenismo, irregolarità del ciclo e morfologia policistica all'ecografia.

Che esami fare per l'ovaio policistico?

Gli esami per la PCOS comprendono un'ecografia pelvica, preferibilmente transvaginale, e un pannello ormonale che include LH, FSH, testosterone totale e libero, DHEA-S, prolattina e ormoni tiroidei. Si aggiungono quasi sempre la glicemia a digiuno e l'insulinemia per valutare l'insulino-resistenza. Il pannello preciso viene stabilito dallo specialista in base alla storia clinica.

Come viene il ciclo con l'ovaio policistico?

Con l'ovaio policistico il ciclo mestruale è spesso irregolare: può comparire a intervalli superiori a 35 giorni (oligomenorrea) o essere assente per periodi prolungati (amenorrea). In alcuni casi il flusso è molto abbondante o, al contrario, molto scarso. Queste variazioni riflettono la mancanza di ovulazione regolare e sono uno degli indicatori principali seguiti nel percorso di gestione della sindrome.

Fonti

  1. World Health Organization (WHO), Polycystic ovary syndrome, 2023.

  2. Istituto Superiore di Sanità (ISS), Sindrome dell'ovaio policistico, Portale Salute, 2022.

  3. The Rotterdam ESHRE/ASRM-Sponsored PCOS Consensus Workshop Group, Revised 2003 consensus on diagnostic criteria and long-term health risks related to polycystic ovary syndrome, Human Reproduction, 2004.

  4. Teede HJ et al., International evidence-based guideline for the assessment and management of polycystic ovary syndrome, Monash University, 2023.

  5. Azziz R et al., Polycystic ovary syndrome, Nature Reviews Disease Primers, 2016.

  6. National Institute for Health and Care Excellence (NICE), Fertility problems: assessment and treatment, Clinical guideline CG156, aggiornamento 2023.

  7. Associazione Medici Endocrinologi (AME), Consensus italiano sulla sindrome dell'ovaio policistico, 2016.

  8. Moran LJ et al., Lifestyle changes in women with polycystic ovary syndrome, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2011.

Teede HJ et al., Renaming polycystic ovary syndrome: an international evidence-based consensus recommendation, The Lancet, 2025 — https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)00803-5/fulltext

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono una valutazione medica personalizzata.


AutoreElty

Specializzati in tematiche di salute e benessere, ci impegniamo a fornirvi informazioni precise, aggiornate e facilmente accessibili per aiutarvi a vivere una vita più sana.

Chi siamo?
Elty è composto da un team di esperti in salute pubblica, nutrizionisti, medici e giornalisti scientifici. Uniamo le nostre diverse competenze per portarvi articoli che coprono un'ampia gamma di argomenti, dalla nutrizione alla salute mentale, dalla prevenzione delle malattie agli ultimi ritrovati della medicina.

La nostra missione
La nostra missione è chiarire il complesso mondo della salute e del benessere, rendendolo accessibile a tutti. Crediamo fermamente che un pubblico informato sia un pubblico più sano, e ci impegniamo a mantenervi aggiornati con contenuti affidabili e ben ricercati.