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Favismo: cos'è, sintomatologia e alimenti da evitare

~March 27, 2025
7 minuti
favismo

Il favismo è una condizione genetica ereditaria caratterizzata dalla carenza dell'enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), fondamentale per proteggere i globuli rossi dallo stress ossidativo. 

Chi ne è affetto può sviluppare, dopo l'assunzione di fave o l'esposizione a specifici farmaci o sostanze, crisi emolitiche acute, con distruzione massiva dei globuli rossi. La patologia, diffusa soprattutto nelle regioni mediterranee, richiede particolare attenzione e consapevoità per evitare conseguenze gravi sulla salute dei soggetti predisposti.

Favismo cos'è​, storia di una malattia antichissima

Il favismo è una malattia genetica ereditaria causata da un deficit dell'enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), essenziale per proteggere i globuli rossi dai danni ossidativi. Chi ne è affetto può sviluppare una grave anemia emolitica, ovvero una distruzione massiva dei globuli rossi, in seguito all'ingestione di fave o all'esposizione a determinati farmaci o sostanze chimiche.

La malattia è più diffusa in alcune aree del mondo, come il bacino del Mediterraneo, l'Africa e il Medio Oriente: proprio per questo si ritiene che la sua elevata frequenza in queste regioni sia dovuta, in parte, ad un effetto protettivo contro la malaria.

Sebbene la relazione tra l'ingestione di fave e l'anemia emolitica fosse nota fin dall'antichità, la precisa causa genetica del favismo è stata identificata solo nel XX secolo.  In particolare, fu scoperto da un team di ricercatori guidato da Ernest Beutler negli anni '50. Le ricerche di Beutler hanno chiarito il ruolo del deficit di G6PD nella patogenesi della malattia, aprendo la strada a migliori strategie diagnostiche e preventive.

Favismo, i sintomi​

I sintomi del favismo derivano principalmente dall'anemia emolitica, ovvero dalla distruzione accelerata dei globuli rossi, scatenata dall'ingestione di fave o dall'esposizione a certi farmaci o sostanze chimiche in individui con deficit di G6PD.

I sintomi possono variare in intensità, ma alcuni dei più comuni includono:

  • Pallore: a causa della ridotta quantità di emoglobina, la pelle può apparire più chiara del normale. Il pallore può essere generalizzato, interessando tutto il corpo, o più evidente in alcune zone come il viso, le mucose (interno della bocca, congiuntiva degli occhi) e il letto ungueale. Nei casi più gravi, il pallore può essere accompagnato da una sensazione di stanchezza estrema e debolezza.

  • Ittero: la distruzione dei globuli rossi produce bilirubina, una sostanza che, se presente in eccesso, può causare un colorito giallastro della pelle e degli occhi. L'ittero è un segno clinico importante di emolisi e la sua intensità può variare da una lieve sfumatura gialla a un colorito giallo-arancio intenso. L'ittero può essere accompagnato da prurito, causato dall'accumulo di bilirubina nella pelle.

  • Urine scure: questo sintomo del favismo è dato dal fatto che l'emoglobina rilasciata dai globuli rossi distrutti viene eliminata attraverso i reni, colorando le urine di una tonalità scura, che può variare dal giallo-arancio al rosso-brunastro. Questo è un sintomo molto indicativo di emolisi e la colorazione delle urine può variare a seconda della quantità di emoglobina libera presente. È importante distinguere questa colorazione da quella causata da altri fattori, come la disidratazione o l'assunzione di alcuni farmaci.

  • affaticamento e debolezza: l'anemia, causata dalla ridotta capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti, può causare una sensazione di stanchezza e mancanza di energia. Questo sintomo può manifestarsi con difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane, facile affaticamento muscolare e una sensazione generale di spossatezza. La debolezza può essere più pronunciata dopo uno sforzo fisico o durante un episodio emolitico acuto.

  • mancanza di respiro: la ridotta capacità del sangue di trasportare ossigeno può portare a difficoltà respiratorie, soprattutto durante lo sforzo fisico. La mancanza di respiro può variare da una lieve sensazione di "fame d'aria" a una vera e propria dispnea, con respiro affannoso e accelerato. Nei casi più gravi, può manifestarsi anche a riposo.

  • tachicardia: Il cuore può battere più rapidamente per compensare la ridotta capacità del sangue di trasportare ossigeno. La tachicardia è un meccanismo compensatorio che mira a garantire un'adeguata ossigenazione dei tessuti. Può essere percepita come palpitazioni o un aumento della frequenza cardiaca.

In alcuni casi, possono comparire anche altri sintomi come: 

  • dolore addominale, causato dall'ingrossamento della milza (splenomegalia) o da disturbi gastrointestinali; 

  • nausea e il vomito, associati all'emolisi acuta e alla liberazione di sostanze tossiche nel sangue; 

  • febbre, se presente, può indicare una reazione sistemica all'emolisi o, più raramente, una complicanza infettiva. 

La gravità dei sintomi dipende da diversi fattori, tra cui il grado di deficit enzimatico, la quantità di fave ingerite o la dose del farmaco scatenante, e la presenza di eventuali altre condizioni mediche. Nei bambini, i sintomi possono essere particolarmente gravi e richiedere un intervento medico tempestivo.

Quali sono i sintomi del favismo nei bambini?

I sintomi del favismo nei bambini possono variare da lievi a gravi e spesso si presentano dopo l'ingestione di fave o altri alimenti o farmaci "off limits" per i soggetti affetti da questa condizione. Tra i segnali più comuni ci sono pallore, ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi), urine scure (color "marsala" o "coca-cola"), affaticamento, debolezza, tachicardia e respiro affannoso.

Nei casi più gravi, può verificarsi una crisi emolitica acuta, che richiede un intervento medico immediato. È fondamentale prestare attenzione a questi sintomi, soprattutto in bambini con familiarità per il favismo, e consultare tempestivamente un medico.


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Favismo cosa non mangiare

Come suggerisce il nome stesso della condizione patologica, il primo alimento da evitare sono proprio le fave perché contengono sostanze che possono scatenare una crisi emolitica 

Oltre alle fave, ci sono altri alimenti e sostanze da evitare per chi soffre di favismo. Alcuni farmaci, come alcuni antibiotici (sulfamidici, nitrofurantoina), antimalarici (chinina, clorochina), e analgesici (aspirina), possono scatenare una crisi emolitica. Anche l'esposizione a naftalina (presente in alcune palline antitarme) e ad alcune sostanze chimiche può essere pericolosa.

L'eliminazione di questi elementi dalla dieta e dall'ambiente è fondamentale per la gestione del favismo: evidenze cliniche dimostrano che l'aderenza a queste restrizioni riduce significativamente il rischio di crisi emolitiche. Studi hanno confermato che i pazienti che evitano fave e farmaci a rischio hanno una migliore qualità di vita e minori probabilità di sviluppare complicazioni gravi. L'educazione del paziente e dei familiari è quindi un aspetto cruciale nella prevenzione delle manifestazioni cliniche del favismo.

Esame per il favismo: si inizia dalla visita allergologica

L'esame diagnostico per il favismo si concentra principalmente sull'identificazione del deficit dell'enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD) attraverso un prelievo di sangue attraverso il quale si misura l'attività del G6PD nei globuli rossi. Inoltre, possono essere eseguiti test genetici per confermare la diagnosi e identificare la specifica mutazione del gene G6PD.

L'iter diagnostico inizia generalmente con la visita specialistica presso un ematologo, basata sull'anamnesi del paziente e sui sintomi riferiti. La storia familiare è particolarmente importante, poiché il favismo è una malattia ereditaria legata al cromosoma X. Pertanto, la presenza di altri membri della famiglia affetti può aumentare il sospetto diagnostico. I sintomi tipici che possono suggerire il favismo includono episodi di anemia emolitica acuta, ittero, urine scure e affaticamento, soprattutto in seguito all'ingestione di fave o all'assunzione di determinati farmaci.

La conferma diagnostica si ottiene attraverso il dosaggio dell'attività enzimatica del G6PD. Questo test, eseguito su un campione di sangue, rivela una riduzione significativa dell'attività dell'enzima nei globuli rossi dei pazienti affetti. 

È importante notare che l'attività enzimatica può risultare falsamente normale durante un episodio emolitico acuto, poiché i globuli rossi più giovani, che hanno un'attività G6PD più elevata, sono predominanti in circolo. Pertanto, il test dovrebbe essere ripetuto a distanza di tempo, dopo la risoluzione dell'emolisi, per ottenere un risultato più accurato.

Inoltre, la diagnosi può essere supportata da test genetici che identificano le mutazioni del gene G6PD: esistono numerose varianti genetiche del deficit di G6PD, alcune delle quali sono associate a una maggiore gravità della malattia. L'analisi genetica può essere utile per confermare la diagnosi, identificare il tipo specifico di deficit e fornire informazioni prognostiche.

Sebbene il favismo non sia una malattia allergica, la visita allergologica può essere utile in alcuni casi per identificare eventuali allergie alimentari concomitanti, come ad esempio l'allergia alle leguminose, che potrebbe complicare il quadro clinico. 

Durante la visita, l'allergologo raccoglie un'anamnesi dettagliata, esegue test cutanei (prick test) o esami del sangue (dosaggio delle IgE specifiche) per identificare gli allergeni coinvolti e fornisce indicazioni dietetiche personalizzate per evitare reazioni crociate o sensibilizzazioni aggiuntive. Questo è particolarmente rilevante perché, pur non essendo il favismo una reazione allergica, condividere la necessità di evitare alcuni alimenti può portare a confusione o a sottovalutare il rischio specifico legato al deficit di G6PD. La consulenza allergologica può quindi affinare la gestione del paziente, distinguendo chiaramente tra il rischio emolitico del favismo e il rischio allergico, che hanno meccanismi patogenetici e implicazioni cliniche differenti.

Enilchetonuria e favismo, c’è una relazione?

La fenilchetonuria (PKU) e il favismo sono due condizioni genetiche distinte, sebbene entrambe richiedano una gestione dietetica.

  • Fenilchetonuria (PKU): è un errore congenito del metabolismo che impedisce all'organismo di metabolizzare correttamente un aminoacido chiamato fenilalanina. L'accumulo di fenilalanina nel sangue può causare gravi danni al sistema nervoso centrale, portando a disabilità intellettiva se non trattata. La gestione della PKU prevede una dieta restrittiva a basso contenuto di fenilalanina, che si trova principalmente in alimenti ricchi di proteine; 

  • Favismo (Deficit di G6PD): è un deficit enzimatico ereditario che colpisce i globuli rossi, rendendoli più suscettibili alla distruzione (emolisi) in seguito all'esposizione a determinati alimenti (come le fave), farmaci o sostanze chimiche. L'emolisi può causare anemia, ittero e altri sintomi. La gestione del favismo si concentra sull'evitare i fattori scatenanti.

Le principali differenze che si possono apprezzare riguardano: 

  • causa: la PKU è un problema del metabolismo degli aminoacidi, mentre il favismo è un deficit enzimatico dei globuli rossi; 

  • sostanze da evitare: nella PKU si evita la fenilalanina (proteine), nel favismo si evitano fave, alcuni farmaci e altre sostanze ossidanti; 

  • conseguenze: la PKU non trattata causa danni neurologici, mentre il favismo provoca emolisi e anemia.

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AutoreElty

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